Essere Altamente Sensibili

Essere Altamente Sensibili: quando il mondo si fa sentire un pò di più

La frase “sei troppo sensibile” può accompagnare, a volte, l’esperienza di chi tende ad accorgersi rapidamente di dettagli che altri non colgono con la stessa immediatezza, oppure di chi riesce a cogliere con facilità i cambiamenti nello stato emotivo delle persone intorno a sé. Non si tratta necessariamente di una maggiore attenzione, ma di una particolare modalità di percepire ed elaborare alcuni stimoli, che possono essere vissuti con maggiore intensità.

Negli ultimi anni il tema dell’alta sensibilità è entrato sempre più nel linguaggio comune, suscitando interesse e portando molte persone a interrogarsi sul proprio modo di vivere le emozioni, le relazioni e gli stimoli provenienti dall’ambiente.

È in questo contesto che si parla di alta sensibilità, un tratto temperamentale studiato in psicologia a partire dagli anni Novanta e conosciuto anche con l’espressione Highly Sensitive Person. Non si tratta di una diagnosi e non coincide con l’essere emotivi, introversi o ansiosi. È piuttosto una caratteristica individuale che può riguardare il modo in cui vengono elaborati gli stimoli e le esperienze.

Una delle situazioni in cui può emergere con maggiore evidenza è la quotidianità. Una giornata piena di appuntamenti, un ambiente rumoroso, molte persone da incontrare o una serie di richieste consecutive possono lasciare una sensazione di affaticamento più marcata. Anche esperienze positive, come una festa o una serata con gli amici, possono richiedere successivamente un momento di pausa.

Lo stesso può accadere sul piano emotivo. Una conversazione importante può continuare a essere ripensata anche una volta tornati a casa; una critica può suscitare molte domande; una situazione ambigua può essere analizzata a lungo nel tentativo di comprenderne il significato. Non è detto che tutto questo rappresenti un problema: diventa rilevante soprattutto quando interferisce con il benessere o con la vita quotidiana.

Quando ci si abitua a dubitare di quello che si sente

Per alcune persone, la parte più difficile non è tanto la sensibilità quanto il rapporto che hanno imparato ad avere con essa.

Crescere sentendosi dire di essere “troppo sensibili” può portare, nel tempo, a mettere in discussione le proprie percezioni. Si può imparare a minimizzare la stanchezza, a non esprimere il fastidio, a evitare di chiedere spazio o a considerare eccessive reazioni che, invece, meritano semplicemente di essere comprese.

Questo può essere particolarmente evidente nelle relazioni. Una persona può prestare molta attenzione ai bisogni dell’altro e fare fatica a riconoscere i propri, oppure può interpretare ogni cambiamento nel comportamento di chi ha vicino come un segnale da analizzare. In altri casi può diventare difficile distinguere ciò che si sta realmente percependo da ciò che si teme possa accadere. Essere Altamente Sensibili

Ed è proprio qui che vale la pena fermarsi: essere sensibili non significa necessariamente essere in balia delle proprie emozioni. La capacità di riconoscere quello che si prova può, anzi, diventare uno strumento importante per orientarsi nelle relazioni e nelle proprie scelte.

relazionali apprese e periodi di particolare stress possono influenzare il nostro modo di reagire agli stimoli.

Per questo, più che cercare un’etichetta in cui riconoscersi, può essere più utile osservare il proprio funzionamento: che cosa mi affatica? Che cosa mi aiuta a recuperare? In quali situazioni tendo a perdere il contatto con i miei bisogni?

Sono domande molto più utili di un semplice “sono o non sono altamente sensibile?”.

Imparare a conoscersi senza correggersi

Conoscere la propria sensibilità può significare, per esempio, riconoscere quando è necessario rallentare, scegliere con maggiore attenzione gli ambienti in cui stare, imparare a comunicare i propri limiti e distinguere la disponibilità verso gli altri dalla responsabilità per ciò che gli altri provano.

Non significa costruire una vita priva di stimoli o evitare tutte le situazioni che possono creare disagio. Significa sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio modo di funzionare e trovare un equilibrio tra le proprie caratteristiche e le richieste dell’ambiente.

In psicoterapia, quando questo tema emerge, può essere interessante andare oltre la domanda “sono troppo sensibile?” e capire che cosa c’è dietro. A volte si incontrano difficoltà nel porre confini, paura del giudizio, bisogno di controllo, esperienze relazionali significative o una tendenza a mettere costantemente le esigenze degli altri davanti alle proprie.

L’obiettivo, quindi, non è stabilire se la sensibilità sia un pregio o un difetto. E nemmeno trasformarla in una spiegazione per ogni aspetto della propria personalità.

È comprendere come quella specifica persona vive la propria sensibilità, quali risorse porta con sé e in quali circostanze, invece, può diventare faticosa.

Perché conoscersi non significa diventare qualcun altro. Significa avere più strumenti per stare bene con il proprio modo di essere.